
https://ilmanifesto.it/stop-dei-soldati-israeliani-ai-reporter-stranieri-masafer-yatta-e-isolata
«Questa è una zona militare chiusa, di qui non si può passare, allontanatevi subito», ripete il militare israeliano con il volto coperto da un passamontagna. Agita un foglio scritto in ebraico, timbrato con un sigillo ufficiale. Davanti a lui, una quindicina di giornalisti stranieri, telecamere accese e microfoni protesi. Alle sue spalle, una strada poco asfaltata che si inerpica verso Tuwani. È il più conosciuto dei villaggi di Masafer Yatta, sulle aride ma stupende colline a sud di Hebron, nella Cisgiordania meridionale, la zona che Israele ha proclamato «area 918 di addestramento militare» e, grazie alle sentenze scontate della sua Corte suprema, ora intende ripulire della presenza delle comunità beduine palestinesi che vi vivono da sempre. I militari sostengono che «è per la loro sicurezza». Ma il vero progetto è un altro: i coloni israeliani stanno già prendendo il posto dei palestinesi «evacuati», come a Khallet al Dabaa.
L’attivista e regista Basel Adra con poche parole svela il sottile inganno della improvvisa proclamazione dell’area militare chiusa a Tuwani. «Quando i coloni arrivano armati, minacciano la nostra gente e danneggiano le case, non c’è mai un soldato a fermarli. Ma oggi che sono qui i giornalisti stranieri, interessati a conoscere e vedere con i loro occhi cosa accade nella nostra terra, decine di militari e poliziotti sono qui pronti a bloccarci la strada». La sua voce si fa più aspra: «La verità? Non vogliono che il mondo veda cosa succede qui». Basel e il suo amico e compagno di impegno Yuval Abraham conoscono bene questa lotta. Hanno trascorso anni a documentare la vita a Masafer Yatta, fino a vincere un Premio Oscar con il documentario «No Other Land». Quella statuetta ha portato luce sulle colline di Hebron, ma ha anche scatenato una reazione: i coloni sono diventati più aggressivi, gli sgomberi più frequenti. Hamdan Ballal, altro co-regista, ha pagato sulla sua pelle quel riconoscimento. A fine marzo, un gruppo di coloni ha fatto irruzione nella sua casa a Susya, picchiandolo e deridendolo per quel premio vinto «in America». Quattro giorni fa, ci raccontano, sono tornati a minacciarlo.
Basel Adra e Yuval Avraham avevano lanciato un appello ai media, a recarsi ieri a Masafer Yatta e a concentrare la loro attenzione su Khallet al Dabaa. «Il 5 maggio – ci racconta Adra – i soldati sono entrati nel villaggio con ruspe e jeep blindate, hanno demolito tutto ciò che potevano, anche i pannelli solari, le pompe dell’acqua e altri strumenti necessari per la vita quotidiana». Una decina di giorni dopo, prosegue, «un gruppo di coloni ha cacciato via una famiglia palestinese che viveva in una grotta e ha preso il suo posto. E ora stanno prendendo possesso di tutta Khallet Al Dabaa. Mentre parliamo e i soldati impediscono ai giornalisti di fare il loro lavoro, i coloni continuano a portare materiali e attrezzature per insediarsi definitivamente nel villaggio e impedire il ritorno dei suoi abitanti». Domenica Khallet al Dabaa è stato completamente isolato dall’esercito. I soldati hanno cacciato via alcuni volontari internazionali. «Stanno espandendo la colonizzazione» avverte Osama Makrama, un altro attivista «subiamo quotidianamente molestie, violenze e restrizioni. Le forze israeliane fotografano le nostre case e sbarrano le strade per isolarci».
Militari e poliziotti israeliani lanciano nuovi avvertimenti ai giornalisti. «Allontanatevi subito, state violando la legge e l’ordine pubblico» intima lo stesso soldato mostrando ancora il foglio firmato e timbrato dal suo comandante. L’ordine perentorio vale anche per una delegazione dell’Autorità nazionale palestinese, ugualmente intenzionata ad andare a Tuwani. Qualcuno domanda a Yuval Abraham se esiste un collegamento tra quanto accade a Masafer Yatta e la recente approvazione da parte del governo Netanyahu della costruzione di 22 insediamenti coloniali. «Certo, è collegato, tutto ciò che si muove in Cisgiordania ha un unico fine: impedire la creazione di uno Stato palestinese e restringere il più possibile le aree dove vivono i palestinesi» risponde. Poi lancia un appello all’Europa: «A Gaza c’è un genocidio in atto. Qui in Cisgiordania, una pulizia etnica silenziosa. L’Europa non può più girarsi dall’altra parte. I governi europei sono in grado di fermare Israele, devono farlo, non possono limitarsi a qualche dichiarazione senza alcun effetto».
Israele continua ad allargare i territori in cui non è consentito operare ai giornalisti e, parallelamente allo smantellamento di Gaza, sta portando avanti una pulizia inesorabile di tutta la Cisgiordania. Il supporto che l’Europa e l’Italia stanno dando ad Israele mi preoccupa molto ed ormai l’unica "democrazia" del medio oriente assomiglia sempre di più ad un regime ibrido simile a quello russo.
Lascio un altro articolo che approfondisce un altro aspetto della questione: https://www.ilpost.it/2025/05/29/nuove-colonie-israele-cisgiordania/
Stop dei soldati israeliani ai reporter stranieri. Masafer Yatta è isolata
byu/Francescok initaly
di Francescok
7 commenti
Non è solo una “pulizia”, è una pulizia *etnica*. Hai paura a dirlo? Pulizia etnica, genocidio. Chiamiamo le cose col loro nome
L’unico nazi buono è il nazi morto
Non vogliono far sapere dei crimini che commettono e che hanno già in larga parte commesso.
Fascisti schifosi che meriterebbero una nuova Norimberga.
https://tiktokgenocide.com/
“l’esercito piu’ morale del mondo”
“L’unica democrazia del Medio Oriente”
Ricordiamoci il motivo per cui non permettono l’ingresso dei giornalisti stranieri a gaza è per continuare a commettere crimini di guerra e a mistificare sui fatti. ogni report basato sulle testimonianze delle persone là è combattuto con “eh ma lo dice hamas”, guardate come stanno ancora trattando i massacri che stanno facendo di persone che vanno a ricevere cibo. il giochino finalmente si sta rompendo ma è fin troppo tardi
Mi sembra ovvio, hanno mangiato la foglia che il mondo sta seguendo il genocidio che stanno compiendo e si sta rendendo conto che sono assolutamente identici a un altro personaggio storico ben noto e collegato a loro, attraverso il quale si sono dipinti come vittime per tutto questo tempo.
Hanno mostrato al mondo chi sono veramente.
Staranno ammazzando qualche ragazzino Hamas, o direttamente preparando i nuovi campi di concentramento.