
Entra in vigore l’8 Agosto, l’Italia non è conforme e rischia l’infrazione, sopratutto per via del sistema di nomine RAI dove gli amministratori sono designati dal governo, cosa non conforme con questo regolamento ovviamente:
L’8 agosto il Media Freedom Act dovrà essere applicato nella sua interezza dai 27 ma il ritardo di tanti governi è evidente. E l’esecutivo di Giorgia Meloni non fa eccezione. Con i nodi della riforma della Rai e del dossier Paragon da sciogliere.
IL Media Freedom Act limita al massimo l’uso degli spyware e prevede che alle autorità sarà vietato esercitare pressioni su giornalisti ed editori affinché rivelino le loro fonti, anche mediante detenzione, sanzioni, perquisizioni negli uffici o installazione di software di sorveglianza intrusiva sui loro dispositivi elettronici. Il provvedimento mette inoltre in chiaro che per fornire al pubblico la massima trasparenza tutte le testate giornalistiche saranno obbligate a pubblicare informazioni sui relativi proprietari e riferire sui fondi che ricevono dalla pubblicità statale, anche nel caso in cui questi provengano da Paesi terzi. Netto anche il cambio di strategia nei confronti delle Big Tech. Le misure includono infatti un meccanismo per impedire alle piattaforme online molto grandi, come Facebook, X, o Instagram, di limitare o eliminare arbitrariamente contenuti multimediali indipendenti. Le piattaforme dovranno innanzitutto distinguere i media indipendenti dalle fonti non indipendenti. I media verranno avvisati quando la piattaforma intende eliminare o limitare i propri contenuti e avranno 24 ore per rispondere.
Cruciale, per l’Italia, la parte che riguarda direttori e Cda delle aziende editoriali: dovranno essere selezionati attraverso procedure trasparenti e non discriminatorie per mandati sufficientemente lunghi. Non sarà possibile licenziarli prima della scadenza del contrattoa meno che non soddisfino più i criteri professionali
https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2025/08/03/ansa-in-ue-scatta-il-media-freedom-act-italia-in-ritardo_80ecf6f2-6030-411f-8677-5f453248a909.html
di nohup_me
4 commenti
Ma che cazzo stanno facendo
Da un lato questo dall’altro chat control?
Si può aggirare la pubblicità con fondi statali ad intermediari privati?
Da noi in Italia, comunque, che la diffamazione sia punita col carcere lo prevede il codice penale: il che si applica (potenzialmente) anche ai giornalisti, ma per il semplice fatto che si applica a tutti.
E, correggetemi se sbaglio, mi pare che la Corte costituzionale non abbia cambiato questo di recente, no? Mi sembra di ricordare che la norma fosse finita al loro esame, ma l’hanno solo circoscritto ai “casi di eccezionale gravità”, senza toglierla in toto.
Insomma, tutto questo per dire (e in quell’occasione la Corte costituzionale stessa lo ha ricordato) che serve una riforma complessiva del reato di diffamazione, il che poi di riflesso si tradurrà anche nell’annullamento del rischio di carcere per i giornalisti. E quindi, per forza di cose, serve tempo: perché si tratta di riformare un aspetto del codice penale.
A meno che le modifiche delle leggi penali per decreto-legge non vadano bene solo quando piacciono a noi.
Jarvis, riassumi