
E questo report arriva da Confesercenti, non dei paurosi ambientalisti comunisti.
Estratto:
Secondo l’ufficio economico di Confesercenti "la voce più pesante è quella degli investimenti ormai obbligati: impianti di climatizzazione più efficienti, fotovoltaico, schermature e riqualificazione energetica degli immobili" valutati tra i 2 e i 4 miliardi. Seguono i maggiori costi per l’energia, valutati tra i 2 e i 3 miliardi, legati alla necessità di raffrescare più a lungo, e il calo della produttività del lavoro nelle giornate di caldo intenso, stimato tra 1,5 e 3 miliardi. Si aggiungono infine 1-2 miliardi di fatturato perso nei settori più esposti, dall’edilizia all’agricoltura fino alla logistica e al commercio ambulante".
L’appello alle autorità è quindi per avere "interventi strutturali" in tutti i settori coinvolti dall’emergenza clima: "è una sfida che non si vince lasciando il problema all’iniziativa delle singole famiglie e imprese".
Per Gronchi, "la soluzione nel lungo periodo probabilmente risiede nella riqualificazione termica profonda degli edifici e delle strutture commerciali e in una rigenerazione urbana adattiva. Senza investimenti coraggiosi e immediati nella resilienza delle città – avverte -, il cambiamento climatico continuerà ad agire come un acceleratore della crisi economica, svuotando lo spazio pubblico e indebolendo la competitività del sistema Paese". Per la climatizzazione estiva, una famiglia spende "in media circa 150 euro, cifra che potrebbe arrivare fino a 400 nel giro di pochi anni. Vanno inoltre considerati l’acquisto e la sostituzione dei condizionatori, il maggior consumo idrico e le spese sanitarie legate allo stress termico. Il caldo rischia così di trasformarsi in una sorta di nuova tassa climatica, che grava soprattutto sui redditi medio-bassi e sulla popolazione anziana".
"Sopra i 35 gradi stabili, la resa del lavoro cala: crescono errori e assenze per malattia e diminuisce la capacità di sforzo fisico. I settori più esposti sono l’edilizia, l’agricoltura, la logistica, il commercio ambulante e le manutenzioni, insieme ai piccoli esercizi e al turismo all’aperto, dai mercati ai pubblici esercizi con dehors. Se le giornate ad alto stress termico continuano a moltiplicarsi, il Paese rischia di perdere migliaia di ore lavorate ogni anno". E incide sul commercio: "Nelle ore centrali della giornata, le alte temperature svuotano le strade. A guadagnarne sono i grandi contenitori climatizzati e le piattaforme online; a rimetterci sono i mercati, i negozi dei centri storici e gli esercizi di vicinato, che si ritrovano davanti a un ulteriore fattore di pressione dopo quello dell’e-commerce e della delocalizzazione delle vendite.
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/07/18/confesercenti-il-caldo-estremo-e-una-tassa-fino-a-12-miliardi-lanno_2d0b0ec5-c335-420b-b2d2-d98f62352f4c.html
di sr_local
2 commenti
Potevano pensarci 30 anni fa
Io capisco che forse è l’unica logica che potrebbe portare certe gente a muovere il culo, ma mettere quella che personalmente considero la principale minaccia odierna all’esistenza della razza umana in termini di fatturato mancato, per costringere le persone in carica a prendere le cose un minimo seriamente, è piuttosto distopico.