


Fonte: https://www.cgiamestre.com/wp-content/uploads/2026/07/Meno-giovani-18.07.2026-1.pdf
Estratto:
- Entro il 2029 lasceranno l’impiego quasi 3 milioni di lavoratori
Tra il 2025 e il 2029, secondo le previsioni del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere-Anpal, quasi 3 milioni di italiani lasceranno fabbriche e uffici. Si tratta per lo più di baby boomer che andranno in pensione. Un problema già oggi difficile da gestire e che rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni: per molti imprenditori, trovare personale è una missione quasi impossibile. A farne le spese sono soprattutto le piccole imprese, che hanno una capacità attrattiva nei confronti dei giovani nettamente inferiore rispetto alle aziende di dimensioni maggiori. Di questi 3 milioni di addetti, poco più di 1,6 milioni sono dipendenti del settore privato, 768.200 dipendenti pubblici e 665.500 lavoratori autonomi (Graf. 1). A livello territoriale, gli imprenditori che molto probabilmente si troveranno più in difficoltà a rimpiazzare coloro che andranno in quiescenza saranno i lombardi che “subiranno” una incidenza delle uscite dei dipendenti privati sul totale del 64,6 per cento, gli emiliano-romagnoli con il 58,6 e i veneti con il 56,5 (vedi Tab. 1).
- Gli immigrati sono la soluzione?
Chi sostiene che gli immigrati possano, nel tempo, colmare i vuoti occupazionali che si creeranno nel nostro Paese si sbaglia clamorosamente. Tuttavia, nel breve periodo, l’ingresso di nuovi extracomunitari può rappresentare uno strumento per affrontare questa sfida, a condizione di riuscire a preparare adeguatamente le persone nei Paesi di origine che intendono entrare in Italia. Così come previsto anche dal cosiddetto Piano Mattei, dobbiamo accelerare sulla realizzazione di corsie preferenziali nell’assegnazione delle quote di ingresso, riservandole a chi, nel proprio Paese natale, abbia frequentato un corso di lingua italiana e ottenuto una qualifica che attesti il possesso delle competenze professionali richieste dalle nostre imprese. A queste ultime, però, spetta il compito di garantire a queste maestranze un’occupazione stabile e un aiuto concreto nella ricerca di un alloggio dignitoso e a prezzo accessibile.
- Con meno giovani e più anziani è a rischio tenuta del sistema pensionistico?
Oltre a mettere in difficoltà molte imprese, il progressivo invecchiamento della popolazione italiana rischia di minare la tenuta dei conti del sistema pensionistico? Per i prossimi decenni, le proiezioni di Istat e Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) indicano che l’incidenza della spesa previdenziale sul Pil nazionale subirà un aumento transitorio, passando dall’attuale 15,4 per cento a un picco stimato intorno al 17 per cento verso il 2040, per poi scendere gradualmente sotto il 14 per cento entro il 2070. Si tratta di previsioni di lungo periodo, quindi soggette a margini di errore che potrebbero non essere trascurabili; tuttavia, sembra che nel tempo il sistema sia in grado di autosostenersi. Resta però aperto il problema dell’entità degli importi che verranno erogati agli aventi diritto nei prossimi decenni: ai giovani d’oggi, che spesso hanno carriere lavorative discontinue e retribuzioni relativamente basse, l’Inps corrisponderà assegni contenuti, difficilmente sufficienti a garantire una vita dignitosa. Visto che fino ad ora l’adesione da parte dei lavoratori dipendenti alla previdenza complementare è stata molto contenuta, la questione va affrontata subito, come hanno già fatto alcuni paesi in UE, introducendo, ad esempio, la possibilità di aderire, su base volontaria, a un risparmio previdenziale nominativo presso l’Inps…
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di sr_local
7 commenti
Come chi lavorerà? Gli immigrati.
Sono anni che preparano questa strategia alla luce del sole.
Gli italiani vivranno di pensione e di rendità, entrambe sostenute dal lavoro degli immigrati.
Questo fino al 2050 più o meno, dopodichè saranno tutti problemi degli italiani di sesta o decima generazione, vedranno loro come organizzarsi.
non così grave da impattare molto il pil.
chi subirà la più grande contrazione saranno le province del sud o piccole province in generale, che alla nostra economia non portano nulla se non sfruttamento e lavoro in nero.
peccato per roma che poteva attirare qualche giovane in più essendo una grande città, la capitale, e qualche punto di pil lo fattura.
milano vabbè, nulla da dire.
non mi pare una grande tragedia.
Mi stupisce vedere la Liguria e Genova avere un rapporto positivo. Se senti chi è giovane da queste parti sembra l’opposto.
risposta breve: lavorerà chiunque abbia voglia vivere di qui, ovvero chi non ha alternative. per il bene di tutti, bisogna iniziare ad essere un tantino più tolleranti.
quelli che gli italiani vogliono rimangano nel paese, ossia nessun ricercatore nessuno laureato stem, facendo leva su quelli fhe rimangono per mamma e affetti
ho letto abbastanza, chiamate il primo ministro libico, abbiamo bisogno di altri 500 mila uomini d’etá militare.
Essenzialmente rimarranno solo vecchi, giovani che sono voluti rimanere (con qualifiche che variano), immigrati.
Secondo me i governi successivi diventeranno ancora più populisti di quanto non lo siano igà
Mi spiace solo per i buoni cristi rimasti e per le varie aree verdi che verranno trattate di merda, ma per il resto godo, continuassero gli altri a menarsela col razzismo e le solite cagate, auguro il peggio a sta gente