
In un presente perennemente instabile, sovraccarico di stimoli e privo di punti fermi, il passato diventa una terra mitica, ideale, forse mai esistita davvero, ma incredibilmente seducente.
Non è un caso se cinema, moda e social media sono pieni di estetiche retrò, revival culturali e filtri che invecchiano le immagini. Il passato viene romanticizzato perché sembra offrire ciò che oggi manca: profondità, lentezza, relazioni umane meno mediate, una vita con "più anima".
Un articolo che si lega al precedente e che affronta il tema della nostalgia del passato. Di fatto sempre esistita (specialmente nei confronti degli anni della nostra infanzia) negli ultimi decenni sembra aver varcato i confini della sfera personale ed essere diventato un fenomeno culturale e sociale.
Wikipedia dedica un interno articolo specificatamente alla nostalgia degli anni 80 e da un’occhiata veloce si può vedere come sia un fenomeno globale, con ogni nazione che ha le sue particolarità.
I paesi più interessanti e influenti in quest’ambito sono USA e Giappone.
Il mistero della nostalgia per un tempo mai vissuto
byu/Wise_Stick9613 inCattolicesimo
di Wise_Stick9613
15 commenti
a me il genere synthwave piaceva già prima di questo revival
Allora se ti interessa questa cosa si chiama Hantuologia
https://en.wikipedia.org/wiki/Hauntology
Da un termine coniato da Derrida.
Se vuoi leggerti un bel libro sull argomento ci sta “Spettri della mia vita” di Mark Fisher, ma sappi anche che l hauntologia ha trovato un terreno molto fertile nella musica, e la scena musicale Hantuologica italiana era così piena che si è evoluta a sua volta in un genere a parte chiamato Italian Occult.
Molta di quella roba che city, retrosynt, analog horror, in realtà sono decadimenti culturali che sono appunto colati dall hauntologia e invece roba come stranger things è semplicemente spazzatura che mostra un finto simulacra degli anni 80 ma questo perché col tempo la cultura tende a collassare sempre di più, come la glo fi che col tempo è diventata la chill out, il death metal deathcore, e così via
Qualche spunto scemo per accendere discussioni.
*Personalmente* faccio moltissima fatica a digerire film e musica contemporanei, sembra tutto così asettico, così freddo…
Guardate per esempio la differenza tra il vecchio e il nuovo Harry Potter, la differenza nei colori e nell’atmosfera che suscitano:
https://preview.redd.it/jaisl8jybreh1.jpeg?width=2826&format=pjpg&auto=webp&s=255c6063560639de64c047335f01185bbbb8b70e
Per la tecnologia il discorso è meno drammatico, certamente non ho tanta voglia di usare un Pentium III, tuttavia la moda di voler rendere tutto smart, paradossalmente al costo di sacrificare l’usabilità, mi inizia a star stretta. Un esempio che mi viene in mente sono gli schermi all’interno delle auto: click qui e là, menu e sotto menu, quando prima bastava un semplice manopola…
Ovviamente il passato non è tutto rose e fiori…
Stavo giusto ascoltando una playlist di City Pop, mi sento chiamato in causa
Secondo me il fenomeno è riconducibile al concetto dell’ “Età d’oro”, che esiste praticamente da sempre: i greci ellenistici scrivevano poemi ambientati in età micenea, nel Rinascimento si celebrava l’età classica, nel periodo dell’Illuminismo si celebrava il Rinascimento, e così via.
Nel loro piccolo non è così strano che gli anni 80 e 90 possono essere visti alla stessa maniera: era un periodo in cui l’economia andava bene, nuove tecnologie stavano emergendo, c’era speranza per il futuro e c’è una percezione (vera o falsa che sia) che la vita fosse più semplice. Quindi non mi sembra così strano che la gente cerchi di rifugiarsi tramite media ambientati o ispirati da quegli anni.
Secondo me, oltre ai temi giustissimi già espressi dagli altri, di quei tempi ci manca un mondo predigitale ubiquitario.
Nel senso che la tecnologia o non c’è o è limitata, non esistono app, licenze, etc…
Le mie tracce [vaporwave](https://i.imgur.com/Q3eAEkB.jpeg) che mi ascolto mentre viaggio senza meta
[Anemoia](https://it.wiktionary.org/wiki/anemoia)
>negli ultimi decenni sembra aver varcato i confini della sfera personale ed essere diventato un fenomeno culturale e sociale.
Ritorno al futuro has entered the chat.
Vi consiglio Com Truise.
Dal mio punto di vista non è nostalgia, ma è solo perché mi piace quel tipo di estetica
“gli anni ’80 anno rotto il cazzo dagli anni ’80” (cit.), ma sono molto amati dai nostalgici di 50+ anni per il fatto che a quei tempi l’economia sembrava galoppare e non si vedevano ancora gli effetti devastanti delle politiche economiche del decennio precedente (e di quel decennio).
Mah, al di là della nostalgia per il passato, soprattutto quella degli anni dell’infanzia o precedenti, e del fatto che mi sembra che sulla musica anni ’80 in particolare questa nostalgia duri da molto di piú (per dire, *Head First* dei Goldfrapp è del 2010 e citavano esplicitamente il pop anni ’80 come riferimento) penso e sostengo anche dal punto di vista della mia esperienza personale che sugli anni ’80-’90 ci sia un fattore molto più ampio che è dato dall’essere prima dello spartiacque del digitale e dell’accesso di massa a Internet che colloco più nella seconda metà degli anni 2000 – penso ad esempio a mia nonna classe 1936 che pur non avendo mai veramente usato Internet, o un computer, ne parlava meravigliata in quegli anni lì, prima ne conosceva l’esistenza ma penso che se è stato il momento in cui quella generazione ne ha compresa la rivoluzione è stato quando è diventato veramente di massa.
Nello specifico penso che veniamo da 15/20 anni dove sempre più pezzi della vita si sono trasferiti online e complice il funzionamento dei social questo ha radicalmente cambiato e influenzato il modo di pensare e di agire della stragrande maggioranza della popolazione almeno occidentale (mi sembra abbastanza pacifico e assodato, ormai). L’abitudine all’essere sempre attaccati agli schermi, alla connessione continua, all’eliminazione e all’incapacità di comprendere le attese, la distanza fisica e temporale che si annulla (personalmente per dire una cosa banalissima ho notato veramente più tranquillità nel momento in cui ho tolto le conferme di lettura su Whatsapp, non fosse altro per non avere l’ansia inconscia “devo rispondere perché ha visto che ho letto”). E tutto questo prima ancora di arrivare a parlare di questioni più tragiche come l’appiattimento generalizzato della soglia di attenzione, la polarizzazione politica e altre conseguenze più a livello politico e sociale che non personale. Io leggo un po’ una dimensione aggiuntiva, o almeno la leggo su me stesso, di ricercare un tempo prima di una sorta di “overdose” di tutto questo, la ricerca di un’interazione più consapevole con gli artefatti culturali, con lɜ altrɜ, con il mondo nel suo complesso, una dimensione e un tempo forse piú umano anche di processare i contenuti e che permetta di apprezzarli di piú.
Ogni tanto bazzico su r/digitalminimalism e per quanto siano per la maggior parte americani e – come sempre quando si parla di Stati Uniti, a quanto pare – nessuno è in grado di ragionare per vie di mezzo ma solo o tutto o niente (il che è spesso paradossale perché ci si approccia con logiche completamente “da social”, a mio avviso), qualche volta capita di leggere dei punti di vista abbastanza sani e mi sembra che sia una consapevolezza che si sta diffondendo un po’ di piú soprattutto fra chi è praticamente nato con degli schermi in mano. Poi ovviamente quando parliamo di mode e social stiamo entrando in un territorio abbastanza contraddittorio che è l’industria dell’intrattenimento (a tutti i livelli) che prende la palla al balzo, un po’ l’equivalente del greenwashing, però mi sentirei di dire che c’è forse qualcosa di piú che non semplicemente il cercare un’età dell’oro passata o guardare con nostalgia agli anni della propria infanzia, ed è proprio dovuto all’impatto che il digitale, internet, e i social di massa (almeno la triade Facebook-Instagram-TikTok) hanno avuto e stanno avendo tutt’ora sulla società ad un livello estremamente profondo e diffuso.
Exit Reality di Valentina Tanni è un libro bellissimo che esplora queste estetiche di internet.
Personal che ha vissuto quegli anni.
Facevano schifo.
Ma questi fanno molto piu’ schifo.
E’ come se dal 2001 avessimo tutti indossato il capello da ritardati e siamo ad acceleratore a manetta da allora.